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Si può fare

Mart - Rudolf Steiner. L'alchimia del quotidiano

Un visitatore scatta una foto a un'opera di Olafur Eliasson al Mart, durante la mostra "Rudolf Steiner. L'alchimia del quotidiano"

Ma certo che si può fare. Le foto nei musei italiani si possono fare. Lo dice la legge, lo dicono i professionisti dei musei, lo chiedono i visitatori e chi produce cultura, lo dicono – se letti senza fette di prosciutto sugli occhi – gli statuti dei musei. Si può fare. Alcuni musei addirittura lo chiedono, con garbo.

In molti musei si possono organizzare eventi privati – in contesti meravigliosi che spesso le aziende non considerano – e che pullulano di bellezza, di artisti e di collezionisti. Ci sono musei in cui puoi portare i bambini a dormire nelle sale espositive tra lupi e orsi (impagliati). In molti musei c’è il wifi gratuito, e in alcuni si può accedere anche senza password, com’è logico che sia in un luogo che riceve soldi pubblici per diffondere conoscenza. E che deve voler bene ai curiosi.

Mart Rovereto – Progetto Cibo. La forma del gusto

Ci sono musei che ti vendono un pezzo di luna.
A volte un museo ti suggerisce una playlist da ascoltare su Spotify mentre giri per le sale. O ti invita a lavorare a maglia. Ci sono musei italiani dove si fa Pilates sotto pale d’altare (cosa che un suo senso biblico, a ben guardare, ce l’ha). Altri dove si mangia – e stiamo parlando di convivialità vera, non di tristi soirée coatte dove trascinarsi tra “come fare” e “come dire”. Per chi mangia con gli occhi, ci sono musei dove si possono fare collane di fragole.

Il museo e la libertà: un matrimonio tra concetti fatti per capirsi, dopo un fidanzamento – lo concedo – burrascoso.

A proposito, in Italia ci sono musei dove ti puoi sposare.

\\se ti piacque\\

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Foto di questo post di Jacopo Salvi

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